Polonia – Verso la beatificazione di don Jan Świerc e suoi Compagni, salesiani polacchi martiri: don Jan Świerc

(ANS – Cracovia) – Don Jan Świerc era figlio di Mateusz e Franciszka, nata Rether. Nacque il 29 aprile 1877 a Królewska Huta, l’attuale Chorzów. Ricevette il Battesimo nella parrocchia di Santa Barbara. Nel 1894 si recò a Torino, a Valsalice, per intraprendere gli studi ginnasiali.

Il cammino salesiano

Concluso il ginnasio a Torino-Valdocco nel 1897, entrò nel noviziato della Società Salesiana a Ivrea. Emise la prima professione religiosa il 3 ottobre 1899. Successivamente studiò filosofia e teologia a Torino. Fu segretario del Rettor Maggiore, Don Michele Rua, e collaborò con don Vittorio Grabelski alla redazione delle “Notizie Salesiane” in lingua polacca. Il 6 giugno 1903 ricevette l’ordinazione sacerdotale nella cattedrale di Torino dalle mani del Cardinale Agostino Richelmy.

Rientrato in Polonia, gli fu affidata la preparazione del noviziato nella nuova casa salesiana di Daszawa. Dopo la sua apertura, divenne cappellano a Cracovia presso l’istituto Lubomirski. Nel 1905 fu nominato Direttore dell’istituto di Oświęcim, assumendo tale incarico dopo il primo Direttore dell’opera, don Emanuele Manassero. Grazie al suo impegno e a quello di don Manassero, l’istituto di Oświęcim poté ottenere la realizzazione di un’immagine di Maria Ausiliatrice per la chiesa a Lei dedicata.

Nel 1911 l’allora Rettor Maggiore, Don Paolo Albera, lo nominò Direttore della casa di Cracovia, presso l’istituto “Lubomirski” in via Rakowicka, oggi sede della Facoltà Universitaria di Economia. Nel 1914 prestò assistenza ai soldati feriti in tale istituto. Nel 1915 organizzò a Oświęcim, nella zona di Zasole, l’assistenza ai profughi di guerra provenienti dalla Galizia Orientale.

Nel 1918 fondò la prima opera salesiana nei territori dell’ex Partizione russa, a Kielce, divenendone il primo Direttore e parroco. Nel 1923 fece ritorno a Oświęcim, dove organizzò il 25º anniversario dell’attività salesiana in Polonia e il primo pellegrinaggio dei Salesiani Cooperatori a Roma. Nel 1924 fu missionario in America per sette mesi. Dal novembre 1925 all’ottobre 1934 fu Direttore e parroco a Przemyśl. Il 15 agosto 1934 fu nominato Direttore della casa di Leopoli, presso la chiesa di Nostra Signora di Ostra Brama. Una grave malattia interruppe la sua attività, ma già nel luglio 1938 riprese il ministero pastorale come parroco della parrocchia di San Stanislao Kostka a Cracovia e Direttore della comunità salesiana locale.

L’arresto

Il 23 maggio 1941, a Cracovia, alla vigilia della festa di Maria Ausiliatrice, insieme ad altri suoi confratelli, venne arrestato. Dalla casa di via Konfederacka tutti vennero trasferiti al carcere di Montelupich, a Cracovia. Successivamente, con un trasporto insieme all’intellighenzia cracoviana e agli ebrei, il 26 giugno 1941 i prigionieri vennero condotti, incatenati a due a due, dal carcere di Montelupich al campo di sterminio di Auschwitz. I salesiani erano dodici: 11 sacerdoti e 1 coadiutore. Nel piazzale dell’appello furono liberati dalle manette e destinati alla compagnia di punizione nel blocco della morte.

Il comandante della compagnia punitiva, una SS dall’aspetto torvo, chiedeva a ogni nuovo arrivato la professione. Quando riceveva la risposta “sacerdote cattolico”, si infuriava specialmente: colpiva con un calcio nello stomaco, picchiava con il frustino il volto e la testa, fino a far scorrere il sangue a rivoli sul collo e sulla schiena. Gridava: “Prete, ladro, ipocrita!”; quindi teneva un “discorso di benvenuto”, concluso con l’invettiva: “Morirete tutti qui, cani porci! L’unica speranza per voi è il crematorio”.

Martirio e morte

Il giorno seguente i prigionieri partirono per il lavoro. La compagnia penale lavorava nelle cave di ghiaia. I sacerdoti e gli ebrei furono separati e posti sotto la particolare sorveglianza delle SS e di sadici kapò. Ognuno ricevette una carriola di ferro, una pala e un piccone. Il lavoro consisteva nello spaccare con il piccone le pietre e la ghiaia, caricarle sulle carriole e trasportarle fino a una fossa profonda otto metri. Il lavoro doveva essere svolto “di corsa”, sotto la sorveglianza di speciali capisquadra armati di bastoni. Essi picchiavano senza pietà e si accanivano soprattutto contro i sacerdoti. Dopo poco tempo, le mani si coprivano di piaghe sanguinanti e la stanchezza si impadroniva delle ossa doloranti.

Per primo cadde don Jan Świerc, che udì dire dall’atroce kapò: “Non hai voglia di lavorare! Adesso ti aiuto io!” e con il manico pesante lo colpiva alla testa e alla schiena. Don Świerc afferrò una carriola carica di pesanti pietre e lentamente avanzava verso la fossa, mentre dietro di lui camminava il kapò, incalzandolo e colpendolo con terribili bastonate. Ogni volta che il poveretto cadeva a terra, lo costringeva a rialzarsi a calci. Don Świerc sentiva che si avvicinavano gli ultimi momenti della sua vita. A ogni colpo sospirava: “O Gesù, Gesù”, il che faceva infuriare ulteriormente il kapò. “Adesso ti faccio vedere io Gesù! – gridava – Qui non c’è Dio! Non ti strapperà dalle mie mani!”.

A un certo punto lo colpì con tutta la forza al volto con una frusta rigida, in modo così violento che l’occhio fuoriuscì dall’orbita. Rimaneva penzolante sulla guancia, trattenuto da un solo tendine, mentre dalla cavità oculare scura colava un rivolo di sangue. Il volto straziato si ricoprì di sangue rappreso, offrendo uno spettacolo orrendo. Don Świerc era ancora vivo e pregava. Dalle sue labbra uscivano gemiti soffocati: “O Gesù, abbi pietà di me!”. Il kapò, insanguinato, decise di infliggere alla sua vittima il colpo mortale. Lo sollevò da terra e, con tutta la forza, lo scagliò sulla carriola colma di pietre, spezzandogli la colonna vertebrale; quindi, gli schiacciò la testa pendente con una pietra.

Don Świerc era morto. Il suo corpo fu trasportato su una carriola al crematorio. Egli fu la prima vittima di quel giorno memorabile. Morì nel famigerato ghiaietto, nel secondo giorno della sua permanenza nel campo. Passò al Signore per ricevere la ricompensa della sua fedeltà alla vocazione salesiana e sacerdotale.

Don Jan Świerc morì il 27 giugno 1941, all’età di 64 anni, dopo 42 anni di voti religiosi e 38 di sacerdozio. Portava il numero di matricola del campo 17352.

Processo di beatificazione

Don Jan Świerc è uno dei 122 Servi di Dio per i quali, il 17 settembre 2003, è stato avviato il secondo processo di beatificazione del secondo gruppo dei martiri polacchi della Seconda Guerra Mondiale. Il 24 maggio 2011, a Pelplin, si è conclusa la fase diocesana e tutta la documentazione è stata trasmessa alla Congregazione delle Cause dei Santi a Roma.

La Positio è stata consegnata il 21 luglio 2022 e il relatore è stato padre Szczepan Tadeusz Praśkiewicz OCD. Il Postulatore della causa è don Pierluigi Cameroni, Postulatore Generale per le cause dei Santi della Famiglia Salesiana, che collabora con la dott.ssa Mariafrancesca Oggianu.

Martedì 28 marzo 2023, i consultori storici del Dicastero delle Cause dei Santi hanno espresso parere positivo sulla Positio suppletiva super martyrio di don Jan Świerc e dei suoi otto compagni, sacerdoti della Società di San Francesco di Sales, uccisi in odium fidei nei campi di sterminio tedeschi negli anni 1941–1942. Il 24 ottobre 2025 Papa Leone XIV ha ordinato la pubblicazione del Decreto sul martirio e la sua inclusione negli atti del Dicastero delle Cause dei Santi.

Su don Świerc sono stati elaborati due video, entrambi accessibili in tre lingue

Video I:

Inglese – Italiano – Polacco 

Video II:

Inglese – Italiano – Polacco 

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